Morti da ‘sangue infetto’: riparte il processo a Napoli

Morti da ‘sangue infetto’: riparte il processo a Napoli

FedEmo si costituisce parte civile.
Morti da ‘sangue infetto’: riparte a Napoli il processo penale per omicidio plurimo colposo. A distanza di 30 anni, circa 7.000 famiglie in attesa di risarcimento.

La Federazione delle Associazioni Emofilici (FedEmo) decide di costituirsi parte civile nel processo penale per la strage da “sangue infetto”, che riprende a Napoli contro Guelfo Marcucci e altri 9 imputati, al tempo dei fatti Amministratore e manager dell’azienda italiana di prodotti emoderivati.

“La nostra scelta – afferma Alberto Garnero, Vice Presidente FedEmo – nasce dal fatto che non vogliamo dimenticare quanto è successo e auspichiamo che la giustizia faccia celermente il suo corso individuando i responsabili di un disastro che ha coinvolto migliaia di persone e ha mandato in frantumi la vita di numerose famiglie”.

Il 9 maggio scorso, al termine dell’udienza preliminare, il gup del Tribunale di Napoli, Francesco De Falco Giannone, ha accolto le richieste del pm Lucio Giugliano ed ha rinviato a giudizio dieci persone per “omicidio colposo plurimo aggravato”. Difetto di notifica, invece, per Duilio Poggiolini: per l’ex direttore generale del servizio farmaceutico del Ministero della Sanità si dovrà procedere ad una nuova udienza preliminare.

FedEmo torna dunque a chiedere verità e giustizia.

Per tentare di capire la triste vicenda del “sangue infetto” bisogna tornare al periodo tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’90: numerose le persone che ricevettero trasfusioni e farmaci emoderivati infetti con i virus dell’epatite B e C e dell’HIV. Tra queste, 2.500 emofilici – che per vivere erano costretti ad assumere prodotti emoderivati – contrassero i virus dell’epatite e 650 quello dell’HIV. Di questi ultimi, 500 sono deceduti.

“Il processo che si riapre a Napoli – aggiunge Garnero – riguarda nove emofilici che non ci sono più. Sappiamo che sarà un processo lungo e difficile, pieno di incognite e certamente non ci facciamo illusioni. Tuttavia noi vogliamo continuare a lottare per i nostri amici che non ce l’hanno fatta. Vogliamo essere la “voce” di chi non può più parlare e sostenere coloro che sono stati costretti a convivere oltre che con l’emofilia, con il virus dell’HIV. Sono trascorsi 44 anni dall’inizio degli eventi ed oltre 20 dall’inizio del primo processo. Il nostro augurio – conclude il Vice Presidente FedEmo – è che lo Stato si schieri al fianco dei danneggiati, costituendosi a sua volta come parte civile nei confronti degli imputati, per il danno arrecato ai pazienti, ai loro familiari e al Servizio Sanitario Nazionale. Nel frattempo non dimentichiamo che i pazienti infettati e le famiglie di quanti sono deceduti a causa delle infezioni, circa 7.000, stanno ancora aspettando di ottenere dallo Stato il risarcimento dei danni subiti, nonostante il fatto che ben due leggi (222 e 244) nell’ormai lontano 2007 abbiano previsto un percorso transattivo a favore di tutti i danneggiati dai contagi. Ad oggi, la maggioranza degli aventi diritto è esclusa per l’adozione del principio della prescrizione”.

Il comunicato stampa [PDF: 218 Kb]